Skip to content.

Imprese di comunità

Sections
Personal tools
You are here: Home » Focus » Esteso » “Rapporto – 2010 sulla non autosufficienza in Italia”

“Rapporto – 2010 sulla non autosufficienza in Italia”

Figline Valdarno, 7 Agosto 2010 - Lettera ai Soci A.N.S.D.I.P.P. del Vice Presidente Daniele Raspini.

Cari Colleghi,
Recentemente è stato reso pubblico dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali il “Rapporto – 2010 sulla non autosufficienza in Italia” un documento estremamente interessante e che ci fa capire quale è il posizionamento dell’Italia nel panorama internazionale ed anche quali sono le differenze tra le diverse regioni italiane.
Il rapporto si compone di innumerevoli tabelle comparative che stimolano alcune riflessioni che voglio condividere con voi. La prima che vi propongo l’ho potuta appurare personalmente in quanto recentemente ho fatto un viaggio in Danimarca a visitare diverse strutture di ospitalità per anziani. Si tratta della comparazione, che trovate a pag. 31 - grafico 8 del rapporto, della spesa pubblica per l’assistenza continua, dove si può notare come il nostro paese, con differenze assai marcate anche rispetto a paesi come la Spagna o la Germania, destina oltre il 40% della spesa a trasferimenti alle famiglie rispetto all’assistenza residenziale o domiciliare. Questo è sicuramente penalizzante per coloro che fanno il nostro lavoro, in quanto vi sono minori risorse a fonte di “assegni di accompagnamento” che spesso le famiglie utilizzano impropriamente rispetto alla finalità per la quale vengono concessi.
Un altro interessante confronto sempre sulla spesa è quello che trovate a pag. 35 - tabella 12 riguardante la spesa stimata nell’ambito del “long term care” e la spesa futura, dove chiaramente si vede come il nostro paese “stima OCSE” è il fanalino di coda nella spesa per la cure a lungo termine, anche se le proiezioni di stima fatte prevedono un notevole incremento (+2,2%) andando ad allinearsi con i principali paesi Europei.
E’ ovvio che, come emerge nel rapporto, è necessario modificare gli scenari se vogliamo farci carico seriamente del problema della non autosufficienza nel nostro paese. In Germania e nei paesi Bassi, per esempio, il cosiddetto “quinto pilastro” è costituito dall’assicurazione sociale (contributi di imprenditori e dipendenti), quale riconoscimento del rischio sociale della non autosufficienza.
Passando invece alle differenze interne al nostro paese il rapporto ci pone all’attenzione l’asimmetria tra assistenza ospedaliera e servizi territoriali dove, come in un sistema di vasi comunicanti, una sovra offerta di carattere ospedaliero assorbe impropriamente gli spazi della domanda di salute, impedendo di fatto per limitatezza delle risorse, lo sviluppo dei servizi territoriali, per primo l’assistenza agli anziani nelle strutture residenziali o a domicilio. Il grafico a pag. 12 meglio ci fa comprendere come vi siano in realtà due Italie: una con un uso appropriato dell’ospedale ed un crescente investimento nelle strutture per anziani e territoriali, una seconda, con schemi assistenziali poco efficienti e tutta concentrata sulla spedalità.
Queste sono solo alcune delle riflessioni che scaturiscono dal rapporto che consiglio di leggere, magari sotto l’ombrellone durante le vacanze.
Il Rapporto conclude con alcuni punti fermi e questioni aperte che qui vi ripropongo:
PUNTI FERMI

1. In Italia come negli stati storici della vecchia Europa, si registra un costante aumento degli ultra sessantacinquenni (quota che oggi supera il 20%), con un trend di sviluppo espansivo alimentato dalle migliori qualità della vita e dai progressi della medicina.
2. Negli ultimi decenni si è rotto l’equilibrio decennale della suddivisione della popolazione per classi di età (in particolare giovani, persone in età lavorativa, anziani), con pesanti conseguenze sugli assetti economico-sociali e previdenziali dei Paesi interessati.
3. L’assistenza alla popolazione over 65 o meglio i grandi vecchi (over 85), la cosiddetta “long term care”, assume una dimensione di grande rilievo sociale ed economico con impatti pesanti sui servizi sociali, ma soprattutto su quelli socio sanitari.
4. Il mix assistenziale agli anziani non autosufficienti nel nostro Paese si muove su quattro linee: 
• Assistenza domiciliare (ADI/SAD): è presente in modo soddisfacente in talune Regioni del Paese. Il servizio non ha ancora una equilibrata presenza geografica né sono convenientemente codificate le tipologie di prestazioni in ragione della gravità del paziente, che nei casi più complessi, dovrebbero prevedere una assistenza continuativa. Oggi mediamente il servizio raggiunge il 5% della popolazione anziana;
• Assistenza familiare: assume un ruolo crescente ormai quasi strutturale che non si limita alle funzioni domestiche, ma integra ed in taluni casi surroga, il servizio pubblico – sia sanitario che sociale - non sempre con le stesse garanzie di qualità;
• Assistenza residenziale: interessa circa il 3% della popolazione con punte elevate al Nord e molto basse al Sud. Il Centro Sud del Paese è pesantemente al di sotto degli standard europei, anche di 7-8 volte;
• Trasferimenti monetari, indennità di accompagnamento e assegno di cura: interessano oltre il 50% della spesa pubblica, con 10 MD di euro di erogazione per la sola indennità di accompagnamento;
 
5. Il quadro descritto individua due Italie:  
• una, geograficamente definita a Nord della capitale, con setting assistenziali che guardano all'Europa e beneficiano della presenza di reti assistenziali integrate. Nel caso della Lombardia si è sperimentata la libertà, lasciata al paziente/famiglia, di scegliere attraverso i voucher, gli erogatori di servizi che si ritengono più idonei;
• una seconda Italia che comprende il Lazio, il Sud e le Isole, in cui i servizi di long term care sono presenti in modo sporadico, non strutturati in rete, non coordinati da strutture distrettuali, spesso insufficienti. In questa parte d'Italia i bisogni di LTC rimangono per larga parte inevasi o vengono risolti con ricoveri ospedalieri impropri oppure la famiglia auto-organizza la risposta assistenziale.
 
6. Riprogrammare un nuovo modello di Long term care, in una diversa visione del welfare capace di prendersi cura e carico della persona.
QUESTIONI APERTE
• Quale ruolo deve esercitare il pubblico nel garantire qualità e certezza dei servizi in ogni Regione d'Italia ai cittadini anziani fragili o ai disabili non in grado di tutelare i propri diritti?
• Con quali strumenti programmatori e sanzionatori le Regioni possono essere obbligate ad un corretto sviluppo delle politiche territoriali, volte a fornire le risposte in dimensione extraospedaliera?
• Come promuovere l'integrazione tra i servizi sociali e quelli sociosanitari e la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sia sociali che socio-sanitarie?
• Come riformare il sistema di sostegno all’invalidità ed alla non autosufficienza, inserendolo in un contesto di erogazione di prestazioni e sussidi più rispondenti ai bisogni delle persone?
• Come sostenere le famiglie e le assistenti familiari nei processi assistenziali per garantire qualità e sicurezza all’anziano?
• Di fronte alla difficoltà della famiglia a garantire la continuità assistenziale, come sviluppare una filiera appropriata e flessibile di offerta tra domicilio e residenzialità costituita anche da servizi di sollievo, da servizi di ricovero temporaneo, da centri diurni, da centri notturni?
• Come riequilibrare l’investimento volto a sostenere i servizi domiciliari in rapporto a quanto destinato per la residenzialità?
• Quale ruolo può essere assegnato al volontariato e al sistema delle imprese sociali, al fine di costruire reti (anche relazionali) di protezione a favore degli anziani e azioni di supporto alle loro famiglie?
• Attraverso quali strumenti ed iniziative sviluppare la presenza attiva dell'anziano nella comunità? 
• Come promuovere adeguate forme di prevenzione volte a ridurre i tassi di disabilità?
• Come intercettare, in una visione di universalismo selettivo, i soggetti con maggiori bisogni?
• Come ridefinire gli strumenti e le regole di compartecipazione delle persone e delle famiglie al costo dei servizi?
• Come promuovere, anche attraverso gli strumenti contrattuali e/o assicurativi, i fondi integrativi per la non autosufficienza?
Vorrei concludere questo mio contributo con un breve cenno sull’importante incontro che si è tenuto lo scorso 4 e 5 Agosto a Limone del Garda dove si sono potuti meglio definire e riprendere alcuni aspetti emersi, sempre a Limone, durante il Conclave ANSDIPP. Sarà cura del nostro Presidente portare a conoscenza voi tutti, in maniera dettagliata, quali futuri scenari ci accompagneranno fino alla Convention di Verona del prossimo anno. Quello che voglio dirvi è che siamo una associazione dinamica, ricca di valori, professionalità e competenze e sicuramente ci vedrà protagonisti nel prossimo futuro in quanto, proprio come abbiamo potuto appurare anche dal rapporto sulla non autosufficienza, vi sono in questo settore particolari attenzioni sia dal mondo “pubblico” che dal “privato”.
Un caldo Ferragosto a tutti voi con l’auspicio di ritrovarvi rigenerati e motivati per affrontare assieme il prossimo Tour-Tematico che sta per iniziare.

Daniele Raspini
VicePresidente ANSDIPP


Allegato: Rapporto 2010 sulla non autosufficienza in Italia

 
Events
 
« February 2012 »
Su Mo Tu We Th Fr Sa
      1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29