Ministero della salute - Linee per un piano strategico
Il processo dell’invecchiamento non può essere lasciato al suo naturale divenire. Esso, infatti, solo se opportunamente governato, potrà rappresentare non una minaccia alla nostra stabilità ma un momento di crescita del Paese.
Per ottenere questa inversione di tendenza tuttavia è assolutamente necessario un “investimento progettuale complessivo” da parte delle policies con la definizione di un agire politico orientato secondo precise direttrici. Quello che occorre è dunque la definizione da parte del Governo di un vero e proprio Piano strategico Nazionale per la salute degli anziani che faccia sua una visione di tipo inter-settoriale tanto dei problemi che della loro possibile soluzione.
Queste dunque le principali linee di azione da sviluppare:
1. ridefinire il contesto urbanistico–abitativo: ristrutturando gli spazi di vita pubblici e privati in modo da favorire il mantenimento dell’autonomia individuale e la socializzazione; progettando nuove tipologie di abitazioni aggregate con un diverso rapporto tra spazi pubblici e privati e rendendo disponibili una serie di servizi personalizzati e diversificati in grado di facilitare la permanenza dell’anziano nel suo ambiente di vita domestico: pulizia della casa e aiuto domestico, cura della persona, fornitura di pasti attraverso apposite mense di condominio o di quartiere, strumentazione tecnologica di supporto e di demotica ecc. Una serie di misure che dovrà essere calibrata in funzione delle diverse caratteristiche dei luoghi di residenza a partire dalle dimensioni dei comuni. Soluzioni ottimali per le città o per i grandi quartieri urbani infatti potrebbero essere totalmente inadeguate per i piccoli centri o per i comuni con meno di dieci mila abitanti che sono in percentuale sul totale i più numerosi;
2. ristrutturare la rete dei trasporti in modo da favorire la mobilità urbana e il collegamento di eventuali insediamenti per gli anziani al centro città, progettando mezzi pubblici privi di barriere di accesso e di utilizzo per la terza età;
3. ridefinire le regole del mercato del lavoro favorendo la permanenza nel lavoro e la trasmissione dei saperi alle nuove generazione attraverso la istituzione della figura del tutor e incentivando la partecipazione attiva degli anziani alle attività socialmente utili (Università della III età compresa) e di volontariato;
4. riordinare il sistema sanitario nazionale attraverso azioni mirate: potenziando la prevenzione primaria, secondaria e terziaria (autogestione della malattie croniche, telemedicina, telesoccorso, family learning); promuovendo fin dalla giovinezza e dal periodo scolastico corretti stili di vita (contrasto alla denutrizione e all’obesità, lotta la tabagismo, all’alcolismo e al sedentarismo) favorendo lo sviluppo di una adeguato sistema di cure primarie in grado di realizzare una effettiva integrazione tra attività sociali e sanitarie (valorizzazione del Medico di Medicina Generale, potenziamento dei distretti, istituzione delle Case della Salute, potenziamento delle strutture per la riabilitazione); adeguando l’attuale legislazione al fine di conferire effettivo potere agli enti locali (comuni e provincie) nella programmazione sanitaria e nella valutazione degli outcomes di salute e rendere possibile la partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche;
5. riordinare il sistema di assistenza sociale attraverso una nuova disciplina della materia a iniziare dall’elaborazione di uno specifico “Progetto obiettivo per la non autosufficienza” che definisca le diverse tipologie di servizi da garantire ai cittadini e gli standard da raggiungere sui diversi territori ( RSA, Centri diurni, case famiglie, assistenza domiciliare, contributi economici) nonché una adeguata preparazione delle persone a cui è affidata in maniera più o meno esclusiva l’assistenza (badanti, familiari, personale di prossimità). A questo si deve aggiungere l’istituzione del Fondo per la non – autosufficienza e la definizione dei Livelli delle prestazioni sociali ( LIVEAS) di competenza dello Stato;
6. ri-concettualizzare il termine “anziano” attraverso politiche attive anche sul piano culturale ed informatico procedendo a una sorta di revisione della sequenza dei cicli di vita: l’età senza ruoli (corrispondente all’infanzia e alla giovinezza), l’età lunga dei ruoli (ovvero quella fase della vita definita, in particolare, dallo status socialmente riconosciuto in virtù degli impegni socio-economici) e, infine, l’età della seconda giovinezza (il cosiddetto tempo della realizzazione dei progetti di vita, possibile soltanto in un contesto di “liberazione” dal lavoro e dagli obblighi sociali).
Serve dunque una proposta complessiva che sia costruita con il forte contributo di tutte le Istituzioni del Paese: i Ministeri che devono realizzare le politiche di settore, gli Enti territoriali (Regioni, Province e Comuni) che abbinano al potere legislativo la gestione diretta e il controllo del loro territorio, i diversi attori sociali con funzioni di stakeholders, gli intellettuali e i tecnici delle diverse discipline e dei diversi settori da cui dipende la riprogettazione immateriale e materiale della società. Un ridisegno della nostra organizzazione di vita e del nostro sistema di welfare fortemente orientato verso l’implementazione di un modello “a pluralità di reti” dove le interconnessioni tra le reti esistenti e future si configurano si (tras)formano ed evolvono a secondo delle realtà istituzionali locali e delle peculiarità dello specifico contesto sociale/territoriale.
Fonte: Ministero della Salute
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